|
La proposta fattaci da Attilio, sulla possibilità di praticare shiatsu
ai ragazzi del carcere minorile di Quartucciu, è stata accolta con molto
entusiasmo e partecipazione e, riconoscendo l'importanza del contatto
fisico come comunicazione nei rapporti interpersonali, volevamo dare ai
ragazzi la possibilità di conoscere e sperimentare un modo diverso e più
dolce di essere avvicinati. Così, per la prima volta, giovedì 18
febbraio alle ore 15.00 ci siamo trovati nel parcheggio interno del
carcere, eccitati ed emozionati per la nuova esperienza, ironizzando sui
nostri pallori e batticuori per sciogliere un po' la tensione. A gruppo
compatto, ci siamo avviati all'interno del carcere. Il grande cancello
di ferro si è chiuso alle nostre spalle e intorno a noi le cose "più
forti" sono state l'isolamento e il silenzio totale che ci hanno
accompagnato sino a dentro la saletta dei trattamenti. Qui l'atmosfera è
completamente cambiata: l'accoglienza spontanea e chiassosa dei ragazzi
e la disponibilità concreta a sistemare i materassini hanno permesso a
noi adulti, prevenuti e intimoriti, di sciogliere la tensione che
stavamo accumulando. Già dai primi trattamenti abbiamo sentito che non
era diffidenza nei nostri confronti o resistenza alle pressioni, bensì
la curiosità vigile che dimostra ogni persona alle novità, e questo loro
lasciarsi andare, questo loro rilassarsi abbassando la guardia è stata
per noi la migliore delle gratificazioni.
Da tempo la nostra voglia di allargare gli orizzonti dell'U.L. ci ha
portato a conoscere e collaborare con associazioni di volontariato di
vario tipo, in particolare con Terres des
Hommes. Grazie all'interessamento di Eleonora che da anni si occupa, col
gruppo UISE, di organizzare iniziative nell'ambito sociale, siamo
riusciti a contattare i responsabili del carcere minorile di Quartucciu.
Abbiamo così avuto la possibilità di far conoscere ai ragazzi
all'interno del carcere un modo sicuramente nuovo di comunicazione e di
contatto. Questa esperienza è andata oltre le più rosee aspettative al
punto che si è arrivati alla proposta e alla decisione di iniziare un
minicorso di dodici ore, da tenersi nel mese di giugno, in modo da dare
ai ragazzi la possibilità, oltre che di ricevere trattamenti, anche di
iniziare a praticare. Alleghiamo di seguito alcune considerazioni di
colleghi facenti parte del gruppo di volontariato relative
all'esperienza fino a ora realizzata. Dobbiamo confessare che alcuni di
noi hanno trovato nell'esperienza un arricchimento personale così forte
e inusuale da non poter trovare le parole adeguate per tradurre le
sensazioni e le emozioni.
Sono andato poche volte al carcere, quattro o cinque, non di più, e mi
rammarico del fatto che almeno un paio di volte mi è capitato di portare
ai ragazzi non tanto il benessere ma
piuttosto le mie preoccupazioni e i miei affanni. Le altre volte sono
state invece occasioni di scambio, come dovrebbe essere sempre un
trattamento shiatsu o comunque in una situazione di volontariato. Mi
sento bene quando sono impegnato in una situazione di aiuto; mi
gratifica e mi appaga, anche se è sempre presente il dubbio su quanto
ciò che faccio è rivolto veramente agli altri e quanto va invece a
soddisfare il mio ego, il mio bisogno di sentirmi "buono e bravo", ma
forse è bene che il dubbio ci sia, peggio sarebbe non porsi il problema.
Per ciò che riguarda lo shiatsu, forse i miei trattamenti non sono stati
dei migliori, sono molto fuori allenamento ma spero di aver regalato
comunque qualche attimo di serenità.
Ho voluto fare volontariato in carcere per due motivi principali: fare
una nuova esperienza e avere la possibilità di fare ulteriori schede
utili. Il primo impatto col carcere e coi ragazzi è stato per me
distacco, sensazione di qualcosa di irreale nella quale io ero una
spettatrice.
Vengo a sapere che non si possono fare schede, non si possono fare
domande e provo delusione. Pazienza, mi dico, mi vivo la nuova
esperienza e poi vedrò. Magari a qualcosa mi
sarà utile. Il primo trattamento nella fase iniziale è stato per me di
grande imbarazzo e tensione. Paura di essere invadente: rabbia per le
risposte a monosillabi che non danno
soddisfazione. Sono in tumulto. Ma dopo forse dieci minuti me ne frego
di tutto, mi lascio andare ed entro in "contatto profondo" con il
ragazzo. Non so esattamente cosa mi succeda, ma sento una forte
emozione: sono profondamente commossa, devo esercitare un forte
autocontrollo per non piangere. Continuo il trattamento con una forte
carica di amore, così pure con il secondo ragazzo. Qualcosa mi è
accaduta, anche se non so esattamente cosa, ma uscendo dal carcere sento
che c'è stata la mia trasformazione. Ho deciso di continuare, non mi
importa delle schede che non posso fare, non mi importa se questi
ragazzi non mi danno una soddisfazione verbale alla quale mi ero
abituata con le altre persone al di fuori dal carcere: sento comunque di
poter essere utile a questi ragazzi anche se non vengo riconosciuta
verbalmente, di poter trasmettere amore anche senza condizione. Questo
mi fa sentire più libera e matura. Ho avuto una grande lezione di
umanità.
Angela Murru |