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Quando la primavera scorsa si è deciso che avrei dovuto recarmi a Roma
per intervistare la Dott.ssa Giulia Boschi, ero molto emozionata, non
solo perché era la mia prima intervista, ma perché temevo di trovarmi di
fronte ad uno di quei "mostri sacri" di erudizione universitaria con cui
è difficile interloquire.
Qual è stata invece la mia sorpresa nel trovarmi al cospetto di una
ragazza bella, intelligente e simpatica che, in tuta da ginnastica, mi
ha ricevuto nella sua luminosa casa bohemienne sui colli romani.
Mi ha raccontato che dopo essersi laureata in Lingue Orientali alla Ca
Foscari di Venezia, con una tesi sulla sperimentazione scientifica del
Qi, è stata chiamata ad insegnare sinologia all'Istituto Superiore di
Medicina Olistica di Urbino.
Mi ha poi detto di avere due grandi passioni: una per l'Antica civiltà
Cinese, (confidandomi con una punta di orgoglio che tutte le citazioni
del suo libro sono state tradotte da lei in italiano direttamente dai
testi antichi originali) e l'altra per la recitazione. Infatti avrebbe
di lì a poco registrato uno sceneggiato per la RAI.
Mi ha parlato inoltre della grande difficoltà di far convivere queste
due anime, (la ricercatrice universitaria e l'attrice) sia per i
pregiudizi correnti sia per questioni di tempo. Infine mi ha fatto
accomodare su una magnifica terrazza e, davanti ad una tazza di the, ha
cominciato a parlare di "massimi sistemi" con una competenza e
naturalezza che mi hanno incantata.
Shiatsu Do ringrazia la Dott.ssa Giulia Boschi per la sua cortese
disponibilità e collaborazione.
Quali sono le motivazioni che l'hanno spinta a scrivere il suo libro?
Il desiderio di essere utile. Avevo studiato tanti anni per passione
cose che mi avevano interessato e coinvolto e che andavano a toccare le
redici delle domande più profonde che credo ciascuno di noi si pone,
come: "Qual è il nostro rapporto con il resto dell'universo? Di che cosa
siamo fatti? Qual è il rapporto tra la nostra mente e il nostro corpo?
tra le nostre emozioni e i nostri organi?" e via dicendo. Quando, in
occasione della mia tesi, ho avuto la fortuna di incontrare il discorso
sulla sperimentazione scientifica del Qi, attraverso l'analisi di questi
esperimenti mi si è aperto un mondo: avevo finalmente trovato una
traccia che mi permetteva di approfondire e di indagare in questo campo.
Qualche anno dopo, a Urbino, mi sono trovata di fronte a medici
allopatici che, per la prima volta, si avvicinavano alla Medicina Cinese
e ho potuto toccare con mano le loro difficoltà. Così ho deciso di
scrivere questo testo un po' atipico basato fondamentalmente sui
bisogni, concentrandomi cioè su quello che ritenevo fosse fondamentale
conoscere. Sono consapevole che ciascuna delle materie trattate poteva
essere un libro a sé, ma ciò di cui le persone che si avvicinano a
questa disciplina avevano bisogno non era quello di conoscere tutto
sulla filosofia cinese o di diventare dei linguisti, bensì di
appropriarsi di quelle nozioni che servissero loro a superare gli
ostacoli concettuali e quelli della barriera linguistica. Ho tentato
così di fare un libro in questo senso.
Mi sembra di aver individuato un filo conduttore nel suo libro:
l'importanza del Qi e la difficoltà, soprattutto per noi occidentali, di
percepirlo.
E' verissimo. Il concetto di Qi è la chiave di volta per la
comprensione, non soltanto della Medicina Cinese, ma di buona parte
della sua filosofia e cosmologia, e anche della differenza di approccio
che esiste tra chi pratica la Medicina Cinese sulla base di paradigmi
occidentali e chi la applica seguendo quelli orientali. Il confine tra
questi due approcci è proprio segnato dal concetto di Qi.
E' vero che il massaggio, le pratiche manuali, gli esercizi di
respirazione e di conduzione del Qi sono precedenti la vera e propria
M.C.?
Si, ma per rispondere a questa domanda bisognerebbe innanzi tutto
mettersi d'accordo su cosa si intende per M.C. Infatti la M.C. può
essere interpretata in senso riduzionistico, cioè strettamente
terapeutico, o in senso classico (che è andato perduto per la maggior
parte anche in Cina), ma che sta comunque riaffiorando attraverso lo
studio del Qi Gong e lo sviluppo della ricerca scientifica in questo
campo.
Qualsiasi squilibrio nel corpo o nella psiche è riconducibile a una
disarmonia tra Yin e Yang e qualsiasi scompenso tra questi due poli
comporta un'alterazione nel flusso del Qi; di conseguenza, a prescindere
dalla metodologia utilizzata (erbe, massaggio, agopuntura, tecniche
meditative ecc.) il lavoro si fa sul Qi.
La Medicina Cinese, in origine, era un insieme di tecniche che partivano
dallo stato di salute, dall'osservazione di individui sani e di
conseguenza si è sviluppato in senso preventivo, ma anche e soprattutto
nel senso di potenziamento di questa salute. Ciò che noi normalmente
intendiamo per "salute" è un qualcosa che si basa su una analisi
statistica della media degli individui, perciò molti disturbi, per il
solo fatto di essere molto diffusi, sono considerati normali. Ciò
significa che noi abbiamo, per definizione, un modello di salute
mediocre, cioè basato sulla media. Al contrario i Cinesi, non solo
partivano dall'osservazione delle persone sane, ma prendevano a modello
un individuo superiore alla media dal punto di vista delle sue capacità
psicofisiche. Perciò le tecniche che si sono evolute sulla base di
questa concezione energetica della fisiologia erano volte al
potenziamento dello stato di salute e di benessere dell'individuo.
La scoperta dei flussi di energia, dei meridiani, del rapporto che
esiste tra questa rete di canali, sono il vero interfaccia energetico
tra il sistema individuo e il macro sistema ambiente.
Questi scambi di materia-energia-informazione tra l'uomo e l'ambiente
avvengono quindi non nel contesto della malattia ma nell'ambito molto
più ampio della relazione tra uomo e Universo.
Curioso è notare che la prima testimonianza che abbiamo riguardo a ciò è
un testo molto antico in cui si parla dei meridiani utilizzando un
termine diverso: non "jing", bensì "Wen" (tepore). Infatti la sensazione
del flusso di Qi che arriva alle mani è quella di caldo.
Il "tepore" quindi è stata la prima percezioni del Qi e, di conseguenza,
la prima tecnica che si è sviluppata è stata la moxibustione. La tecnica
degli aghi invece si è sviluppata in un altro contesto e in un'altra
zona della Cina ed era finalizzata soprattutto al risveglio dal coma e
al drenaggio degli ascessi.
La Cina è grande, quindi è molto probabile che inizialmente diverse idee
si siano sviluppate in differenti luoghi e poi, come ciclicamente
avviene nella storia cinese, siano state coordinate e fuse insieme in
una teoria unitaria.
Qual è il ruolo della callistenia (arte del movimento armonico) e del
massaggio della Medicina Cinese?
Sicuramente un ruolo importantissimo, poiché ambedue avevano la finalità
di prevenire, ma soprattutto quella di potenziare le risorse
psicofisiche dell'individuo, come si direbbe in termini moderni di
"attualizzare le risorse latenti della nostra psico-bio-energia".
Ciò è testimoniato in tutti i libri antichi, dai testi di Mawangdui al
Neijing, dove abbiamo chiaramente indicato una posizione di preminenza
della callistenia e del massaggio. Questo ci dimostra che, almeno fino
al II sec. a.C., la concezione della medicina non era orientata a scopo
meramente terapeutico ma preventivo e soprattutto di autoelevazione.
Mi sembra di capire che Lei includa il massaggio e la callistenia
nelle cosiddette pratiche di lunga vita taoiste.
Certo, nel filone della "lunga vita", ma non solo. C'è un altro filone
finora trascurato che meriterebbe uno studio a parte (e non è detto che
nei prossimi anni non ne esca un libro) che è quello delle pratiche
sessuali. Noi abbiamo perso moltissimo dell'eredità dei testi antichi
della M.C., ma nella Biblioteca Imperiale di epoca Han (dal II sec. a.C.
al II sec. d.C.) i testi medici erano divisi in quattro sezioni. La
prima prettamente terapeutica, dedicata quindi all'agopuntura, alla
dieta ecc., la seconda era la sezione farmacologica, la terza era
dedicata interamente alle tecniche trascendentali e l'ultima parlava di
tecniche sessuali.
Queste erano le quattro branche in cui veniva divisa la medicina
all'epoca e i testi si Mawangdui rispecchiano fedelmente queste
proporzioni. Ciò significa che la medicina era concepita per metà come
terapia (aghi, erbe ecc.) e per l'altra metà come prevenzione,
autoelevazione e addirittura tecniche trascendenti, sessuali,
meditative, esercizi in quiete e in movimento, in breve "arte di lunga
vita".
Noi, nel corso dei secoli, abbiamo perso sicuramente questo 50% e del
50% restante abbiamo dato un'interpretazione riduzionistica.
Lei parla di un'origine sciamanica della M.C. affidata alle donne.
Qual era il ruolo della donna nell'antica Cina?
Purtroppo ne sappiamo ben poco. Quello che conosciamo per certo è che
c'è stata una censura storica. Negli annali si fa menzione esplicita
affinché le donne non fossero citate e ricordate, ragion per cui
sappiamo che sono sicuramente esistite molte figure femminili di cui non
avremo mai notizia. Un indizio ci è comunque pervenuto dalla scoperta
archeologica della tomba della regina Fuhao, che ci ha rivelato
l'esistenza di una donna che era stata sciamana ma anche guerriera e
regina.
Un altro indizio che ci fa capire che almeno fino a prima dell'epoca Han
gli sciamani erano per la maggior parte donne è che per indicare lo
sciamano uomo si usava un carattere a parte. C'erano quindi due
caratteri distinti; quello che rappresentava le donne andrà
successivamente a designare lo sciamano in generale.
Sempre per quel che riguarda la donna, possiamo anche analizzare la
differenza di approccio che esiste tra i due filoni principali di
trasmissione della cultura in Cina, che sono il Taoismo e il
Confucianesimo. Mentre i confuciani hanno sviluppato un'etica
fondamentalmente rivolta all'immanente e fatta per mantenere l'ordine
gerarchico, sociale e politico della società feudale che comportava di
necessità la segregazione della donna per garantire la paternità, il
Taoismo ha sviluppato invece un'idea che si pone come obiettivo quello
di uniformarsi al mondo della natura, di rivalutare la capacità di
"sentire", ponendo l'accento sulla ricettività, dote simboleggiata
dall'acqua e tipica del femminile.
La cosiddetta medicina popolare come si caratterizza oggi?
Qui dobbiamo fare una premessa e tornare agli sciamani. Se noi
postuliamo l'esistenza di un campo di informazione (come ha, del resto,
dimostrato il biologo R. Sheldrake) che conserva la memoria delle
singole esperienze e che per risonanza si possa accedere a questa banca
dati, ciò significa che qualsiasi individuo, potenzialmente, può
accedere, direttamente, cioè senza la mediazione di testi o insegnamenti
verbali, a forme di conoscenza. Sheldrake ha sperimentato che, sia a
livello della materia quanto a livello degli individui, quando viene
acquisita una nuova forma di conoscenza, questa diventa in qualche modo
più accessibile a tutti gli esseri.
Per tornare alla medicina popolare oggi in Cina dobbiamo distinguere le
pratiche placebo dalla trasmissione popolare.
Anche le prime hanno una grande validità; infatti quando si parla di
suggestione si tende a parlarne in un modo denigratorio, ma se la
suggestione produce un effetto misurabile a livello psicofisico
significa che noi abbiamo trovato il linguaggio simbolico che serve ad
attivare nel corpo processi di auto-guarigione.
Sicuramente c'è anche chi se ne approfitta, per cui vi sono pratiche che
si possono definire esclusivamente superstizione; ma qual è il confine?
non la tecnica, ma semplicemente l'efficacia. Perciò tutto ciò che
utilizza un linguaggio simbolico, fatto di riti, formule e simboli e non
è efficace è superstizione, la stessa cosa che produce risultati è una
tecnica terapeutica basata sulla suggestione da tenere in
considerazione.
Nella trasmissione popolare convogliano invece tutti quegli insegnamenti
sull'utilizzo di erbe, massaggi e rimedi casalinghi comuni a tutte le
culture e che costituiscono una parte importante della medicina
preventiva e del modo di curare.
Qui vorrei aprire una parentesi e parlare di cucina.
Se noi oggi abbiamo la prova che le intenzioni mentali vengono
registrate a livello di campi e che questi campi possono, a loro volta,
influire sull'aspetto della materia, che differenza c'è tra un cibo
preparato dalle mani di una persona che cucina con amore e un alimento
preconfezionato da una macchina? Qui si entra in un mondo
dell'informazione dagli effetti non materiali che però hanno capacità di
influire sugli aspetti materiali. Non mi riferisco alla macrobiotica,
della quale per altro diffido per ragioni di fondo. Non condivido,
infatti, le cucine che limitano il numero dei cibi.
Proprio perché ogni materia, per il suo aspetto configurazionale, ha una
sua informazione peculiare, escludere completamente certe cose significa
privare il corpo di un certo tipo di apprendimento. Per cui la dietetica
più sana credo sia quella che proporziona gli alimenti ampliandone il
più possibile il numero.
Non a caso le civiltà più antiche sono quelle che hanno la cucina più
ricca dal punto di vista degli alimenti utilizzati (vedi cucina cinese,
ma anche quella italiana).
Il vero nuovo campo delle scienze alimentari oggi è l'ecologia clinica
poiché non possiamo più considerare i cibi senza prendere in
considerazione l'ambiente sia esterno che interno.
Una delle caratteristiche peculiari della medicina orientale, ma anche
di molte forme di medicine occidentali nuove, come l'omeopatia o la
kinesiologia, è quello di non accettare l'assioma base della medicina
allopatica che si riassume nel concetto di "omogeneità del substrato",
bensì sostenere che gli individui sono diversi l'uno dall'altro.
Così come non esiste un rimedio che produca esattamente lo stesso
effetto in due persone differenti, così un cibo non sortirà il medesimo
risultato su uomini diversi.
Si evidenzia così il problema dell'inserimento delle tecniche orientali
nelle strutture pubbliche che è poi il problema di qualsiasi tecnica
innovativa in un sistema rigido e consolidato, compreso il problema del
Dr. Di Bella.
Il protocollo, infatti è un qualcosa che parte dal concetto
dell'omogeneità dei substrati. Se si fa un protocollo, per esempio, di
agopuntura per la cefalea sarà un fallimento, perché la cefalea di A è
diversa da quella di B e da quella di C.
I cinesi avrebbero ben altri parametri per stabilire quali punti usare
con A, con B e con C.
Le porgo un'ultima domanda: la Medicina Cinese può essere oggi un
modello di riferimento?
Dipende da cosa si intende per Medicina Cinese.
Se si ha un approccio riduzionistico o più ampio.
Comunque noi oggi stiamo assistendo ad un cambio di paradigma che
riguarda la nostra concezione globale del mondo e degli esseri viventi.
Come anche anticamente, i grandi cambiamenti sono avvenuti prima nelle
scienze esatte e successivamente nelle scienze applicate, così si sta
verificando ora.
Noi abbiamo già questo paradigma disponibile in Oriente, non solo in
Cina, ma anche in India e in Tibet che sembra rispecchiare la nuova
visione che parte dalla fisica moderna; perciò nel momento in cui i
fisici, andando sempre più in profondità, si sono accorti che alla fine
della materia non c'era più la materia, ma solo fenomeni interrelati tra
loro, non isolabili e che la stessa coscienza di un fenomeno modifica
l'evento stesso, è nato l'inizio di una nuova epoca.
Ora questo cambio di paradigma si sta estendendo ad altre discipline: la
prima ad averlo recepito sembra essere la psicologia con il salto dal
paradigma individuale a quello transpersonale.
La medicina è uno dei baluardi più resistenti; attualmente ha preferito
adattare all'interno del vecchio schema biomeccanicistico dati nuovi e
scientificamente provati, (come la validità dell'analgesia con
l'agopuntura o la prova dell'esistenza del Qi nel Qi Gong).
Credo che sarà molto difficile ottenere la libertà di terapia a breve,
ma ho la fondata speranza che quest'onda d'urto così forte che è partita
dalla fisica e che sta attraversando tutte le medicine, presto o tardi
arriverà anche alla medicina e allora sì che si potrà fare riferimento
anche alla Medicina Cinese o a quella Ayurvedica o ad altre terapie
fondate su paradigmi diversi.
Vi diamo appuntamento al prossimo numero dove saranno esaminati altri
argomenti tratti dall'intervista a Giulia Boschi |